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La casa dei burattini

La Casa dei Burattini è un posto in cui gli umani devono prestare molta attenzione: si bussa, si chiede permesso, si sta in silenzio, si guarda attentamente, si parla piano, si conversa con i Burattini, perché sarebbe maleducazione non farlo. In fondo, è casa loro: gli ospiti siamo noi. E’ un posto in cui ci si può perdere e lo si può fare con gioia, tra svolazzi di tulle e abiti sontuosi, gommepiume colorate e morbide, cartapesta ritagliata e lucida, cappelli stravaganti, violini solenni, parrucche estrose, occhioni grandi e vivaci, mani che si protendono in avanti, chiome vaporose e teste non solo di legno. Ci si può perdere per la bellezza dell’esercito di burattini schierato in una sala intera, buia e illuminata ad arte, teatrale, suggestiva. I burattini sono lì, ci guardano, ci chiamano, ci fissano e vorrebbero raccontarci subito la loro storia. Non tutti i visitatori, però, sono capaci di ascoltare, non tutti riescono ad aprire veramente le orecchie, non solo quelle esterne, ma piuttosto quelle interne. Questi burattini non sono giocattoli, sono una faccenda seria, sono persone. Sono vivi, ci seguono mentre ci spostiamo: il musicista suona, il pirata alza la spada, la dama solleva lo specchio e la sua compagna si pettina, sono pronte per il ballo. Il grillo parlante parla in continuazione, Pinocchio ascolta. Nessuno è fermo. C’è un gran baccano qui, tutti sono intenti a fare qualcosa. E’ per questo motivo che bisogna chiedere permesso. Fatelo, non ve ne pentirete. Entrerete in un nuovo mondo, in un sogno che sarà lì ad aspettarvi tutte le volte che vorrete, sotto lo sguardo vigile di Otello. Ci osserva dall’ingresso, con le mani alzate, gesticolano, si muovono, raccontano una storia, ci mandano un messaggio, ci insegnano qualcosa, ci accolgono…
“Quando osservo una marionetta o un pupazzo di Otello non penso immediatamente al teatro, ma a un rito, un mistero arcaico, tragico e grottesco insieme. Le maschere di Sarzi hanno il “quid” e il “tabù”. Potresti vederle esplodere, grondare lacrime, urlare e singhiozzare da sole e alla fine sciogliersi sprigionando fumo giallo e nero. Insomma vivono ed esistono già da sole. Non hanno bisogno di essere immediatamente agite. E’ quello che ti capita davanti ai grandi burattini e ai pupi degli antichi. Io, personalmente, ho imparato a muovere e anche a fabbricare pupazzi e burattini. Ci ho allestito più d’ uno spettacolo; sono del mestiere. Perdipiù ho sposato una Rame, figlia di marionettisti d’origine antichissima. Me ne intendo. Capisco quando un oggetto di teatro è personaggio vivo. Davanti a ciò che fabbrica e muove Otello sei già nel clima della rappresentazione d’acchito. Basta guardare le foto del catalogo: a parte la bravura dei fotografi, sono davvero “opere”. Otello adopera di tutto: lamiera, latta dei barattoli, carta, stoffa, legno, plastica, lattice, cartapesta e colore a smalto, tempere, acrilici…adopererebbe anche il fumo, la mollica di pane, la pietra e gli spaghetti per farci i capelli. E non è detto che non li abbia già usati.
Non ha pregiudizi, remore, timori- è il burattinaio di Pinocchio. Lui le marionette le fa non solo per farle muovere, ma anche per cuocerle e mangiarsele e seppellirne i resti. Perché è roba che nasce e muore- razza umana, non robot o mutanti” Dario Fo

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